giovedì 10 novembre 2016

IL BULLISMO

Nell’anno 2014, più del 50% degli 11-17enni hanno subito azioni irrispettose e/o violente da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti.

Sono state ripetutamente vittime di bullismo:

* Più i ragazzi 11-13enni (22,5%) degli ado-lescenti 14-17enni (17,9%);
* Più le ragazze (20,9%) dei ragazzi (18,8%);
* Nelle scuole superiori abbiamo al primo posto i liceali (19,4%), seguiti dagli stu-denti degli istituti professionali (18,1%) ed infine da quelli degli istituti tecnici (16%).

Tipologie e percentuali di bullismo:
* Offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%);
* Derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%);
* Diffamazione (5,1%);
* Esclusione per le proprie opinioni (4,7%);
* Aggressioni con spintoni, botte, calci e pu-gni (3,8%).

(Dati statistici Istat, pubblicati nel 2015) 

Le relazioni tra gli 11-17enni non sempre sono fa-cili, condivise e amichevoli. La presenza, tra i ra-gazzi, di rapporti interpersonali caratterizzati dall’interazione tra una “vittima” e uno o più “pre-potenti”, è sempre più una condizione da non sot-tovalutare. Da come si evince dai dati precedenti, la percentuale di soggetti che dichiara di avere su-bìto prepotenze diminuisce al crescere dell’età. Il 22,5% dei ragazzi 11-13enni dichiara di essere ri-masto vittima di vessazioni continue (una o più volte nel corso del mese) da parte di altri coetanei, rispetto al 17,9% degli adolescenti 14-17enni. Le differenze tra i ragazzi più piccoli e gli adolescenti si riducono se si considerano quanti hanno subìto prepotenze e/o vessazioni più raramente (qualche volta nell’anno): rispettivamente il 53,3% dei più piccoli e il 52,2% dei 14-17enni.

Inoltre, sempre secondo le statistiche Istat, si pos-sono riscontrare delle differenze sostanziali del fe-nomeno anche a livello territoriale. Difatti, il bulli-smo è più presente nel Nord del Paese, dove circa
il 23% degli 11-17enni sono state vittime di azioni vessatorie. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei residenti al Nord ha subìto qualche prepo-tenza nel corso dell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% dei residenti nelle regioni centrali e in quelle meridionali.

“Il bullismo nuoce alla società in modi deva-stanti, sfavorisce lo sviluppo economico e so-ciale, alimenta la criminalità e l’aggressività.” 



Quali sono le possibili cause che scatenano que-sto fenomeno sociale molto radicato? 

Le motivazioni che possono far scaturire casi di bullismo sono molteplici. Noi abbiamo cercato di prendere in considerazione soprattutto gli stili educativi:

* Mancanza di regole: Nei luoghi dove le re-gole non vengono rispettate è più facile che possano sorgere casi di prepotenza.

* La noia sociale: La mancanza di stimoli, l’insoddisfazione, la monotonia a volte spinge i ragazzi a trovare stimoli in con-dotte negative.

* Fascino del potere e di superiorità del bullo e del branco: Quello del senso di po-tere è una storia vecchia, tutti amano il potere, stare al comando, prendere deci-sioni, essere importanti, stare in prima li-nea. E c’è chi per ottenere il potere non si ferma davanti a niente ed utilizza qualsiasi mezzo.

* Appartenenza al branco: l’unione di per-sone può essere pericolosa.

* Il fascino del dominio: Dominare l’altro, comandarlo, imporgli la propria volontà, sottometterlo, umiliarlo, domarlo a pro-prio piacimento, sono tra i sentimenti che prova chi ama dominare.

* Il piacere di far soffrire: Alcune persone provano piacere a vedere l’altro soffrire, ne traggono godimento, a volte oltre ogni limite.

* Antipatia verso determinate per-sone: Spesso cerchiamo di trovare nel bul-lismo motivazioni particolari, e invece al-tro non è che una semplice antipatia: mi stai antipatico = ti tratto male.

* Intolleranza verso il diverso: Una delle motivazioni più frequenti nel bullismo è
l’intolleranza verso chi è percepito come diverso, senza che ci faccia niente di male, per il solo fatto di essere diverso: l’omo-sessuale, lo straniero (non inteso solo come nazionalità diversa, ma anche di-verso paese, diversa regione, nord e sud etc.).

* Incapacità del leader di gestire il proprio carisma: Alcuni ragazzi hanno un elevato carisma e questo li porta ad avere un grande ascendente sugli altri, ma poi non sanno controllare questo ascendente e lo utilizzano per fini personali, non sempre giusti.

* Divario della forza fisica: Stessa origine dell’incapacità di gestire il proprio cari-sma. La consapevolezza di essere più forte porta a pensare di poter fare ciò che si vuole.

* La paura e la debolezza della vit-tima: Sembra un paradosso, ma se un bambino è forte e sicuro di sé non rischia prepotenze, il fatto di essere debole e pauroso può essere determinante nel far scaturire le prepotenze.

* Mancanza di empatia, maturità, respon-sabilità e moralità del bullo: Il bullo non mostra avere empatia, non mostra matu-rità e responsabilità, e non mostra avere una moralità, perché allora dovrebbe ri-spettare la vittima?

* Stili educativi incongruenti: molti stili educativi possono essere fonte di disagio e comportamenti errati, ecco alcuni esempi di educazione:

      o Permissiva, al bambino è per-messo tutto, spesso più perché i genitori vivono con frustrazione i capricci dei figli, arrivando a tolle-rare anche la violenza.
       o Lassista, vivi e lascia vivere, “ma sì, sono solo bambini”, “che fanno di male”, “troppo severi non si può essere”.
       o Assente, i genitori sono intenti ad occuparsi d’altro e non si accor-gono o non vogliono accorgersi di quello che fanno i figli che ven-gono trascurati. Le mancanze ven-gono compensate con cose mate-riali.
        o Psicologica, è la causa della male-ducazione del 21esimo secolo, si
cerca di dare una spiegazione psi-cologica ad ogni gesto e di giustifi-carlo: fa così perché è stanco, vuole attenzione, vuole comuni-carci qualcosa, alla fine non si prendono mai provvedimenti, ma si parla con il bambino che impara a gestire i genitori
        o Autoritaria, ai figli sono imposte regole severe, spesso ingiuste, a cui devono sottostare senza poter replicare, compromettendo la re-lazione del bambino con gli altri.
        o Irresponsabile, potrebbe essere accomunata al lassismo, ma in realtà si basa su una superficialità totale dei genitori, che arrivano a far fare al bambino giochi perico-losi e a ridere e applaudirlo quando combina marachelle.


Oggigiorno, in un mondo di riflettori, videocamere e cellulari di ultima generazione, il fenomeno del bullismo viene visto da chi lo pratica come una scorciatoia per essere al centro dell’attenzione globale, per autoimporsi ed essere i protagonisti; protagonisti di azioni che irresponsabilmente vanno a danneggiare il capro espiatorio, la vittima.

lunedì 24 ottobre 2016

Modernità di Padre Bernardino Realino. Magistrato, Gesuita e Santo

Lecce 13/15 ottobre 2016
Convegno Internazionale di Studi
"Modernità di Padre Bernardino Realino. Magistrato, Gesuita e Santo"

Sono gli ultimi dei 400 anni dalla morte di San Bernardino Realino s.j., della cui vita e attività, prolungata dai Gesuiti a Lecce, la Comunità Emmanuel (nata dall'apolostato di un Gesuita come Padre Mario Marafioti s.j.) è espressione ed estensione.

Il 2016, infatti, è stato proclamato l’anno Bernardiniano, nel 400° anniversario della morte di uno dei più grandi “benefattori” di Lecce, San Bernardino Realino. Un’occasione per far conoscere a tutti la sua figura e per ricordare la grande eredità umana, culturale, sociale e spirituale lasciata all’intera comunità.
A presidere l’incontro è stato il professor Mario Spedicato dell’Università del Salento.  Accanto a lui padre Mario Marafioti, fondatore dlela Comunità Emmanuel.
L’evento – organizzato dalla sezione di Lecce della Società di Storia Patria per la Puglia – ha ottenuto il patrocinio di Comune di Lecce, Arcidiocesi di Lecce, Compagnia di Gesù, Comunità Emmanuel, Università del Salento, Regione Puglia, Provincia di Lecce, Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e Accademia di Belle Arti.

In basso le foto del convegno e dei volontari che hanno partecipato all'evento.




lunedì 17 ottobre 2016

USO E ABUSO DI PSICOFARMACI, DALLA PREVENZIONE AL TRATTAMENTO

IL 13 e 14 ottobre, la Comunità Emmanuel e il Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL di Lecce, presso l’“Istituto di Salute e Medicina Spirituale /Centro Le Sorgenti”, a Lecce è stato organizzato un convegno sul tema “L’abuso di farmaci: dalla prevenzione al trattamento.

L'abuso di farmaci da prescrizione  -psicofarmaci e analgesici oppioidi- sembrerebbe vada sempre più diffondendosi anche nel nostro territorio con conseguenze devastanti sulla salute delle persone. I Servizi per le Dipendenze, pubblici e privati, sono chiamati a conoscere il fenomeno, capirne le cause, individuare le risposte, sviluppare un modello di collaborazione con i farmacisti e i medici di base e, soprattutto, fare emergere il sommerso, al fine di favorirne la cura e sviluppare strategie di prevenzione efficaci.

Tra i relatori: il dott. Lugoboni, Direttore della Medicina delle Dipendenze dell'Università di Verona, centro di rilievo internazionale nel campo delle dipendenze nel campo da psicofarmaci; la dott.ssa Campello, componente del' UNODC, l'Ente delle Nazioni Unite che si occupa di tossicodipendenze, autrice di un'indagine sui diversi modelli di prevenzione delle dipendenze attuati nel mondo; il dott. Mauceri, capo del Dipartimenti della Gioventù, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel pomeriggio del 13 sono stati invitati i Parlamentari del territorio, i Consiglieri Regionali, i rappresentati delle Forze dell'Ordine e i giornalisti che, con i relatori e con gli operatori dei servizi, hanno sviluppato una riflessione comune sulla PREVENZIONE.  

Noi del Servizio Civile Nazione abbiamo partecipato dando il nostro contributo all’organizzazione dell’evento e arricchendo la nostra esperienza di Volontariato










lunedì 10 ottobre 2016

DIPENDENZA: LA PREVENZIONE NELLE SCUOLE

Per DIPENDENZA si intende un’ alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. 

Dal punto di vista degli effetti è utile suddividere la dipendenza in fisica (alterato stato biologico) e dipendenza psichica(alterato stato psichico e comportamentale).
La dipendenza fisica è prodotta essenzialmente dai condizionamenti neurobiologici. La dipendenza psichica, difficile punto nodale della tossicodipendenza, richiede interventi terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio, coinvolgendo spesso i familiari che stanno attorno alla persona dipendente.
Le forme più gravi comportano dipendenza fisica e psichica con compulsività, cioè, ad esempio, con bisogno di assunzione ripetuta della droga da cui si dipende per risperimentarne l'effetto psichico ed evitare la sindrome di astinenza.
Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri), disturbo da alimentazione incontrollata, da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l'alcolismo, il caffeinismo e il tabagismo, da sesso, da lavoro, da comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la televisione, internet, i videogiochi. 


Il nostro obiettivo, come volontari del Servizio Civile, è quello di ridurre le situazioni di sopraffazione nel gruppo dei pari, formando ed informando sui temi della legalità, del bullismo e dipendenze patologiche attraverso incontri di condivisione e dialogo. I ragazzi saranno coinvolti in maniera attiva e avranno occasioni per essere protagonisti dentro i percorsi di apprendimento: incontrando adulti capaci di ascoltare, può migliorare il loro ben-essere a scuola, il legame con gli insegnanti e le probabilità di successo scolastico e relazionale. 
Il progetto, nel caso delle dipendenze, si propone l’obiettivo di fornire un’informazione/formazione per la prevenzione delle varie forme di dipendenza patologica che però parta dai dubbi dei ragazzi, dalla loro disinformazione, dalle loro costruzioni razionali che giustificano l’uso di sostanze e, non ultimo, dalla necessità di affrontare una prima riflessione sulle cause, o meglio gli ambiti nei quali essa si radica e si espande. Il progetto si propone di affrontare anche le altre dipendenze importanti quali il fumo, l’alcool, il cibo e il computer.
L’esperienza promossa all’interno negli istituti scolastici, oltre a fornire l’occasione per un maggior grado di sensibilizzazione al tema, nasce da tre presupposti: 

1. L'osservazione che l’abuso di alcool e di sostanze tende a manifestarsi e svilupparsi soprattutto in età adolescenziale (è evidente,quindi, che i maggiori sforzi di tipo preventivo vanno fatti in questa fase della vita di una persona);
2. Dati di fatto supportati da studi effettuati sulla popolazione europea di preadolescenti ed adolescenti. Secondo tali studi il rafforzare quei fattori di protezione quali l’interesse per lo studio, la considerazione di sé, l’autoefficacia di fronte ai problemi, l’autostima scolastica e la buona comunicazione con i pari e gli adulti significativi allontana e previene l’insorgenza, in età preadolescenziale e adolescenziale, di disturbi del comportamento quali l’abuso e la dipendenza da sostanze.
3. La rilevazione di sempre più casi di abusi e dipendenze fra giovani adolescenti nel territorio in cui è inserita la nostra scuola. Le manifestazioni di disagio tra le giovani generazioni sono sempre più frequenti e diversificate. I comportamenti antisociali “classici”, come l’abitudine al fumo, l’uso di droghe leggere e l’assunzione di alcolici, sono oggi giorno più complessi, perché accompagnati da una forte dose di aggressività nell’affrontare le situazioni di vita quotidiana sia a scuola sia in famiglia. 

I Programmi di Prevenzione dovrebbero avere come obiettivo di fondo quello di accrescere i fattori di protezione ed eliminare o ridurre quelli di rischio.
Fare prevenzione, dunque, significa oggi fornire alle nuove generazioni strumenti e opportunità che li aiutino ad affrontare la complessità del vivere. Affinché i ragazzi possano acquisire competenze atte a favorire lo sviluppo di elementi protettivi rispetto ai rischi che possono accompagnare, tra le altre, la scelta di utilizzare o meno sostanze psicoattive ed alcool, è importante lavorare sulle loro abilità cognitive, emotive e relazionali.

mercoledì 5 ottobre 2016

CONOSCERE PER COSTRUIRE LEGALITÀ

 “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.” 
 Paolo Borsellino 



L’educazione alla legalità ebbe formale origine nel contesto storico 1992-93, quando gravi eventi come le stragi di Capaci e Via D’Amelio, gli attentati di Milano, di Firenze, di Roma, resero forte la percezione di una minaccia al sistema democratico; l’onda emotiva che ne seguì portò ad un proliferare di iniziative della società civile, che indussero ad un nuovo impulso nella promozione della cultura democratica, quale mezzo di contrasto a fenomeni, come quello mafioso, permeati della cultura della prevaricazione e della violenza.
Volendo fare un sommario ritratto della “mafia”, possiamo dire che essa è un atteggiamento, una malattia dell’animo umano, che, in determinate condizioni economiche e culturali, diventa una malattia sociale.
Possiamo affermare che, la lotta alla mafia rappresenta, un’occasione specifica di traduzione in termini concreti dell’educazione alla legalità.
Con il termine legalità s’ intende l’osservanza delle leggi, cioè il rispetto delle norme democratiche che regolano la vita civile. Lo Stato deve essere il primo garante della legalità, praticando quei comportamenti corretti che poi si esigono dai cittadini e assicurando alla giustizia i criminali. L’educazione alla legalità ha per oggetto la natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori della democrazia, l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Educare alla legalità significa elaborare e diffondere la cultura dei valori civili, consente l’acquisizione di una nozione più profonda dei diritti di cittadinanza, partendo dalla consapevolezza della reciprocità fra soggetti dotati della stessa dignità. Essa aiuta a comprendere come l’organizzazione della vita personale e sociale si fondi su un sistema di relazioni giuridiche, sviluppa la consapevolezza che condizioni valori, quali: dignità, libertà, solidarietà, sicurezza, che non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette. Oltre ad essere una premessa culturale indispensabile, si pone come un sostegno operativo quotidiano, perché  solo un’azione di lotta radicata saldamente nelle coscienze e nella cultura dei giovani, potrà acquisire caratteristiche di duratura efficienza, di programmata risposta all’incalzare del fenomeno criminale. In effetti, educare alla legalità, vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono essere presentate come puri comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione. Per recuperare e per affermare il valore della cultura della legalità, occorre promuovere il concetto di cittadinanza, fondato sulla coscienza di due principi essenziali: quello del “diritto” e quello del “dovere”, sul rispetto dell’altro, delle regole e delle leggi.